Prendendo il largo dalla parola  ci si immerge  in uno spazio senza i rumori del pensiero.

In base alle diverse filosofie, culture e tradizioni sono sorti i molteplici sistemi di meditazione oggi esistenti.

La scelta di una via specifica dipende dalle diverse propensioni individuali ed ogni sistema risuona ad un tipo particolare di persona che con la sua attitudine e sensibilità sarà in sintonia più con l’una che con l’altra pratica. Quello che davvero conta nell’ascolto è la sincerità disinteressata, la fiducia,  indispensabile a tutte le forme di apertura.

Purtroppo uno degli stereotipi  piu’ diffusi rispetto alla meditazione è l’idea che meditare sia diventare qualcosa di diverso da quello che siamo, con lo scopo di portare ad una sorta di purificazione. La nostra eccessiva propensione a pensare in termini di cambiamento e di soluzione dei problemi rischia di farci perdere la piena ricchezza della pratica meditativa e di quello che ci offre.

Meditare è una via per coltivare la relazione con se stessi, una modalità esperienziale per radicarci dove siamo e così come siamo.

Il percorso di meditazione proposto affonda le sue radici nella tradizione meditativa Vipassana, dove la funzione di conoscenza si rivolge a tutti gli stati mentali, positivi o negativi che siano, senza fare alcuna distinzione. Ognuno di questi stati è accolto come una ricca opportunità di visione profonda e di apprendimento e dunque, in un certo senso,  ci si libera dall’idea che “non si sta riuscendo a meditare” giacchè,  anche sensazioni come l’irrequietezza, il torpore o la frustrazione,  diventano invece  stati mentali che è possibile esplorare. Tutti “i litigi” con la meditazione in qualche modo possono allora trovare pace. Lì, semplicemente seduti – senza mantra, senza maestri, senza visualizzazioni – solo con il respiro e con cio’ che attraversa lo spazio della coscienza, qualsiasi cosa sia. Nessun luogo dove andare, solo radicarsi nel corpo e nel presente. Essere semplicemente se stessi e non una forma di “addestramento migliorativo”.

Tutto questo non significa che non ci siano dei cambiamenti: i cambiamenti avvengono ma seguendo una direzione di crescita e di autoregolazione. Non quello che decidiamo secondo la nostra volontà o secondo un’immagine idealizzata di noi stessi o del meditante ideale. Si cambia invece secondo i propri veri bisogni e secondo le proprie vulnerabilità, attraverso una sincera disponibilità ad aprirci. Lì avviene il cambiamento.

A volte semplicemente lo stare fermi a meditare è il più grande cambiamento possibile.

SPAZIO SATI accoglie l'esigenza di nutrire questa pratica di introspezione, sostenuto dalla presenza del gruppo, integrando approcci che sappiano abbracciare la ricchezza evolutiva delle sfumature che la meditazione offre.

Attraversando  la  pratica meditativa  possiamo scoprire che esiste un processo di apprendimento che non attinge all’attività di pensiero.

La ricerca interiore nasce da una particolare percezione di noi stessi, silenziosa e non concettuale. L’ascolto meditativo conduce ad una importante scoperta: non si sedano i pensieri; si raggiunge una nuova consapevolezza.

Nella meditazione Vipassana la consapevolezza (sati) tende ad abbracciare tutti gli aspetti dell’attività mentale, osservare come tutti i fenomeni entrano nello spazio della coscienza, vi rimangono per un certo tempo, subendo dei cambiamenti, e poi ne escono. La meditazione di consapevolezza chiede semplicemente di aderire alle condizioni in cui ci troviamo lasciando cadere i vari pensieri circa le condizioni nelle quali ci piacerebbe essere. La comprensione affiora improvvisa, chiara, senza parole.

Le parole di Krishnamurti, tratte da “La prima e ultima libertà”, esprimono l’essenza del cammino meditativo proposto.

“ La meditazione è un percorso di comprensione. Il comprendere comporta pace, libertà, chiarezza e integrazione. Comprendere significa conferire retto significato, retta valutazione a tutte le cose e affinché i retti valori nascano, bisogna comprendere “chi pensa”.

Se non comprendo chi pensa, cioè me stesso, quel che io scelgo, la mia azione, i miei pensieri, non avranno alcun significato.

Perciò la conoscenza di sé è l’inizio della meditazione; non quella conoscenza che si trae dai libri, dalle autorità, dai guru, ma quella che nasce dall’investigazione di se stessi, cioè dalla consapevolezza di sé.

La conoscenza di se stessi è essere consapevoli di qualsiasi movimento, pensiero e sentimento; è conoscere tutti gli stati della coscienza, non soltanto quelli superficiali, ma anche quelli nascosti, le attività profondamente celate.
Se avete interesse a scoprire l’intero processo di voi stessi, ricercherete entro il vostro cuore e dentro la vostra mente per conoscerne il totale contenuto; allora potrete seguire senza condanna o giustificazione qualsiasi movimento del pensiero e del sentimento. Seguendo ogni pensiero e qualsiasi sentimento man mano che sorge, giungerete alla pace.

E’ come lo stagno che si quieta, si placa, ogni sera quando non c’è vento, quando la mente è calma, allora nasce quanto è incommensurabile “

La comprensione affiora improvvisa, chiara, senza parole.

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