Lo scopo dello Yoga, inteso come pratica di consapevolezza e concentrazione, è la trasformazione della mente, che viene invitata a stabilizzarsi in una pace ed un silenzio durevoli. Ciò è possibile attraverso la pratica degli asana, il mantenimento di posture fisiche,  e attraverso il respiro consapevole che addestra la mente ad essere stabile e presente.

La parola ‘yoga’ ha un campo semantico molto ampio ed è riduttivo presentare un unico significato del termine.

In tutti i sistemi filosofici indiani – dallo yoga classico di Patanjali alla tradizione tantrica medievale dello hatha-yoga, dalla Bhagavad Gita e dalle Upanishad fino ai testi jainisti e buddhisti – si trova il termine “yoga” che, lungi dal significare meramente “esecuzione delle posture”, è usato più ampiamente per esprimere la capacità di concentrazione della mente e di unione con il sè.

Poichè la storia dello yoga attraversa profondamente tutto il continente asiatico intrecciandosi con  culture e pratiche diverse, è saggio avvicinarsi ad esso con mente aperta, come ad una esperienza di vita da comprendere concettualmente attraverso  la pratica e da assorbire negli stati di asana e di meditazione.

Oggi chi si accosta allo yoga è forse un po’ disorientato, infatti si possono trovare i metodi più diversi e, a volte, anche un po’ contraddittori. Le posture, i ritmi, l’intensità e lo stile possono variare considerevolmente da un insegnante che propone il proprio metodo anche in base ai maestri di riferimento, alla propria sensibiiità e all’elaborazione delle nozioni ricevute.

ll motivo è che lo yoga è un’esperienza viva e personale;  è un continuo apprendere e rielaborare e dunque una stessa pratica può essere vissuta in modo diverso, pur aderendo alla tradizione.

Il nostro yoga mira a sviluppare nell'allievo quelle facoltà intuitive e creative atte a sintonizzare corpo-mente-cuore e a generare uno stato di benessere ed un senso di armonia.

Durante la pratica di Yoga le forme cambiano, le posizioni si succedono, ma la qualità della presenza è il sostegno che permette a ognuno di scoprire, in modo personale e diretto, come non sia il movimento a operare la trasformazione interiore, bensì la qualità dell’ascolto che lo accompagna. Ci trasmettono il senso di questa modalità le parole di Eric Baret:

“Il respiro è il riflesso ultimo del silenzio, l'ultima porta prima del silenzio. Dapprima, si diventa coscienti del corpo, poi il corpo diventa il respiro. Quando il corpo diventa respiro, tutte le identificazioni, restrizioni e compensazioni smettono di essere sentite come ostacoli e il corpo si presenta come luce.”

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